Amianto Comics 4: nemmeno i Pokemon evolvono meglio

Torniamo a parlarvi di auto-produzioni italiane di un certo livello, ovverosia gli amici dell’Amianto Comics, che ci hanno spedito il numero quattro della loro rivista antologica, che si è rivelata numero dopo numero sempre ricco di belle sorprese. In questo numero, però, qualcosa è cambiato, qualcosa che permette a tutti di godere dei fumetti Amianto.

Albo di settantasei pagine in bianco e nero (più alcune illustrazioni a colori) resta, secondo la formula della casa editrice, un albo antologico. Ma –  complici vari impegni e la possibilità di far tirare il fiato ad alcuni disegnatori – alcune delle opere a puntate che hanno accompagnato gli ultimi tre numeri, si prendono una pausa, lasciando spazio a cinque storie auto-conclusive. Così capite perché vi proponiamo il numero quattro.
Sappiamo contare non vi preoccupate.

Una copertina di Sara “Sax” Guidi, presenti anche illustrazioni di Erica Rossi e Francesco Cagnoni. Inoltre, mantenendo il suo ruolo di rivista, Amianto Comics possiede al suo interno anche alcune pagine di approfondimento, sulla musica, e sul medium della narrazione, a cura di Gabriele Baldaccini, Elio Marraci e Federico Cinelli; mentre l’editing e il lettering dell’albo sono sempre a cura di Almafè.

Amianto Comics parte subito col botto con Rick Derian, di Galeotti e Coppola, una storia poliziesca degna del miglior film d’azione americano. I disegni sono, e non ho paura a dirlo, fenomenali. Un tratto che si finge abbozzato ed è invece attentissimo ai dettagli. Non fatemi parlare del registro delle tavole, altrimenti svengo. Un taglio cinematografico che si sposa perfettamente con la narrazione e che le dona quel ritmo tipico del cinema di genere, tenendo alta la suspense e dinamismo. Una storia che non mette mai, e dico mai, il piede sul freno, ma costruisce il suo climax con sapiente uso di cliché, ma reinterpretati per creare un prodotto di intrattenimento che è una gioia per gli occhi. C’è un particolare effetto sonoro, che vedremo quando una finestra si rompe, che trovo assolutamente geniale.
Il punto debole di un thriller così interessante, sono però i dialoghi, che ho trovato un pelo sciatti e prevedibili. Sono certo che in in grande momento di azione debbano essere i fatti a parlare, e non le parole, ma da una sceneggiatura così solida e intelligente mi aspettavo qualcosa di più.

Little Singapore Brucia di Benassi e Picchetti è un’avventura molto particolare, fortemente malinconica, ma che ricorda un cartone animato del sabato mattina. Il tratto cartoonesco è una scelta interessante per una storia tutto sommato drammatica, ma si tratta di una scommessa che si rivela vincente e la narrazione giova parecchio dal suo look disneyiano.
Benassi splende nella caratterizzazione dei personaggi e – soprattutto – nella creazione di un mondo vero e reale, senza eccedere nello spiegone galattico. Il che era cruciale per rendere la storia quello che risulta poi essere. Di nuovo, un pollice in sù per il duo.

Domani, di Polloni e Calisti, è breve, brevissima, e molto intima. Che ti divora da dentro, e ti fa pensare a tutti quei momenti, in cui la forza non ce l’hai. Un bel cazzotto nello stomaco. E non dico altro. Ma un plauso alla semplicità con cui il racconto crea empatia col lettore.

Aurora, di Benassi e Ceglia, è una gioia per gli occhi. E no, non solo perché si vedono delle belle signore in deshabillé (occhio lettori minorenni), ma perché il tratto è così morbido da sembrare velluto. Un misto di influenze nostrane e francesi, con un tocco di americano rendono Ceglia uno dei disegnatori più plastici che io abbia mai visto, con un uso raffinatissimo delle inquadrature e un’espressività nei suoi volti che mamma mia. Esatto. Mamma mia. Sono un critico vero io, conosco un sacco di modi per esprimere la mia sorpresa. Anche citare gli Abba.
La storia è muta e quindi uno dei generi più difficili da realizzare. Devo dire però che in questo caso Benassi non riesce a eccellere, perché il tutto risulta riuscire semplice e interessante fino alle ultime vignette, quando comincia a perdere di senso che avrebbe voluto l’autore. Poi magari sono cretino io, e la cosa è possibilissima.

Quando il mondo era nostro, di Benassi e Nori-Mattioli (con colori di Margherita Meneguzzi), è una storia che tutto sommato abbiamo già visto. MA! Per la prima volta, l’ho vista realizzare con del realismo. Di nuovo, Benassi riesce a fotografare l’umanità in un modo molto personale, ma interessante, e i suoi personaggi sembrano semplicemente veri e non semplici veicoli per raccontare una storia. Nori-Mattioli ha un tratto personalissimo, che mi ricorda molto le copertine dei libri del Battello a vapore che leggevo da ragazzino. Non chiedetemi il perché, semplicemente lo fa. Per dirla in breve,  si può solo definire espressivo. Il cambiamento sui volti dei suoi personaggi si riflette perfettamente con la narrazione, creando un’alchimia agrodolce, fra storia e disegno.

Spenderò due parole anche sugli approfondimenti, perché di solito in una rivista leggo tutto (sono genovese, non si spreca nulla dalle mie parti). La Pagina 777, che parla di musica, è molto interessante, ma ha un tono più da blog che in alcuni casi risulta un pelo passivo-aggressivo, e non mi ha colpito in modo molto positivo. Poi, che la critica venga da un blog, è ironia pura, me ne rendo conto. Il ragionamento in sé è però molto interessante.
Gli approfondimenti su Evangelion sono molto curati e quello sul Corriere dei iccoli mi ha molto colpito in positivo. Una bella sorpresa citare un po’ il “nonno” del fumetto antologico italiano.

Si conclude la carrellata di storie con l’umoristica TRAMPLAND, di Domenico Martino, satira sul presidente odierno degli stati uniti. Il tratto caricaturale è molto forte e interessante, non sono riuscito però a trovare tutte le battute super riuscite, ma sapete che io con l’umorismo sono come un vecchio che guarda i cantieri e penso che ai miei tempi, con due Monthy Python, si faceva tutto meglio.

Alla fine della fiera Amianto 4 è una creatura mitologica americana rara. No, non il Bigfoot o il Jackalope, ma il famigerato Punto di inizio ideale per i nuovi lettori.
Non serve aver letto altri fumetti della casa editrice per apprezzarlo,  ma fa il suo sporco lavoro con stile ed eleganza. È un classico del genere, che prende a grandi mani da altri antologici famosi, ma ci mette del suo e si vede comunque che è un prodotto nostrano. E la cosa non è da sottovalutare, il fumetto italiano ha un suo posto nella storia del genere e a me piace pensare che nel suo futuro ci sia anche Amianto.
Una rivista contenitore interessante, che salta da un genere all’altro come un canguro risolutissimo, e riesce quasi sempre a vincere tutte le sfide che gli vengono poste davanti.
Una rivista in completa e costante evoluzione, che pur mantenendo una linea coerente con se stessa, non ha paura di cambiare e di osare. E se solo dopo qualche anno siamo a questi livelli, mi preparo le medicine per il cuore per il prossimo step, o sarà infarto secco.

La chicca sta anche nel fatto che ogni numero, anche quelli vecchi, sono scaricabili online sul sito della casa editrice. Io lo dirò fino a che non mi cadranno le dita, il fatto che il fumetto possa essere letto legalmente online, e gratuitamente, è una mossa geniale a dire poco *

– Giovanni Campodonico

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