Il porto proibito e l’immergersi nel pigliapapero

Forse ho fatto un errore.
Aspettare troppo prima di scrivere questa “recensione” dopo aver letto questo simpatico manuale marinaresco. Sento di aver perso parte della magia del momento. Ma andiamo con ordine…

Il porto proibito, signore e signori. Non vi sto a dire – come al solito – cose che potreste trovare su Wikipedia, ma cercare di portarvi a leggere quello che è un fumetto bellissimo (anzi, guarda, ne metto cinque di l. Belllllissimo).
Nonostante l’inizio faccia un po’ alle Le cinque leggende (hai presente, il cartone d’animazione con Babbo Natale russo) la fascinosa storia del ragazzo ritrovato a riva senza memoria è accattivante e misteriosa. Ma per essere sincero, non è la storia il motivo per cui siamo qui. Anzi… forse la storia…
Non mi state seguendo?
Ok, allora cercando di non rivelarvi troppo, la mettiamo così:
A un certo punto della vicenda c’è un twist che mette un pizzico di fantasia a quella che per una buona parte del fumetto è stata realistica. Twist che mi ha lasciato un vaghissimo sentore di quello che fu Lost in Tv (ovvero che dopo aver puntato tanto in alto col mistero che poi non puoi più giustificarla normalmente e allora ti inventi il fatto che sia una specie di limbo senza, sostanzialmente, dire un cazzo! Che poi si può dire il finale di Lost, vero? Oramai è come dire che Dart Vader è il padre di Zorro).

Quindi cos’è che rende questi fogli brossurati un capolavoro?
Sicuramente i disegni fatti a matita che donano una semplicità, ma al contempo un forte impatto visivo che a me piace come ballare nudo sulla sabbia al tramonto (non so se ho reso l’idea), un po’ precisi un po’ sporchi che delineano espressioni di tratto disneyani (Hai detto Disney?! -Cit. Citazioni poi che capiamo io e tre stronzi che c’erano all’alba di Sta*mina, ma comunque in questo caso è sensato perché gli autori hanno lavorato per la Disney sul serio).

L’altra cosa per cui spendere i propri risparmi di una vita (perché costa ovviamente tutto sempre troppo) è il come questa storia viene raccontata. E qui io francamente non so che dire. Come restituirvelo? Un’emozione più simile a un torpore mi ha accompagnato per tutta la lettura. Sentivo i gabbiani, l’odore della salsedine, il dondolio delle navi.
Verrebbe da dire, abiti a Genova, coglione!, ma vi giuro che non è solo questo. Un’immersione facile e spontanea aggancia chi comincia a leggere queste pagine e questo grazie anche all’impressionante cultura marinaresca che è presente.
Certo, potevano anche scrivermi “Issate le vele! Cassa la randa! Pulmate il timone! Scossate lo scaccabarozzi! Maritate il pigliapapero. Eeeeeee!” che io l’avrei dato comunque per buono, ma il risultato l’hanno ottenuto.
Immersione, ragazzuoli. Questa è la parola d’ordine per un buon fumetto e Il porto proibito c’è riuscito (che fa anche rima, pappappero).

Io ve lo consiglio perché se una cosa emoziona, bene o male, tanto o poco, vale la pensa di leggerla.
Perché dopo sarai un po’ cambiato *

 – Gimmi S.Leonte

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