#Ghetto Chic 02# – Meeting of Styles

Ogni anno si svolge a Milano uno degli eventi più importanti per quanto riguarda il mondo del writing, il Meeting of Style (MOS), manifestazione che ha portato in città oltre duecento writers, provenienti da ogni parte del globo.
A Trezzano sul Naviglio si sono dati appuntamento oltre che artisti, anche un esercito di dj, breakers e appassionati, tutti uniti sotto un’unica “bandiera” : quella dell’arte e dell’Hip hop culture, dove non esistono differenze di razza o di colore, ma solo tanta voglia di lasciare una traccia di sé sopra quei muri, e godersi una giornata all’insegna dell’arte nelle sue varie forme.
Il progetto nasce da un’organizzazione no-profit, la Int. Meeting of Styles, che opera nei quattro continenti proponendo il proprio format di evento ovunque; diffondendo una cultura di strada che si stava rischiando di perdere, che trova in eventi come il MOS vera e propria linfa. In Italia, la regia dell’evento è stato affidata all’esperienza della Nuclear1 di Milano, una crew molto conosciuta a livello europeo e non solo, viste le loro murate in tutta Europa e oltreoceano, in Messico e USA.

Come, dove e da chi nasce il progetto Meeting of Styles?
«Ciao, il Meeting of Styles nasce a Wiesbaden, Germania dalla mente di YOURS Rzm, quindici anni fa. All’inizio era una jam locale, piano piano si è allargata a dismisura…»

Raccontateci come è arrivato in città, e chi ha collaborato per la costruzione e la riuscita di MOS Milano?
«Nel 2012 siamo stati invitati come Nuclear 1 crew a dipingere alle edizioni del MOS all’estero: Grecia, Germania e in seguito quell’anno, Marte è stato invitato a partecipare in USA e Messico. Le nostre produzioni milanesi sono uscite fuori continente, e dalle foto si capiva che dietro le nostre murate c’era una preparazione e uno studio. Quindi ci è stato proposto di organizzare qualcosa di più grande di una murata per dieci persone e noi ad occhi chiusi abbiamo accettato, non sapendo a cosa stavamo andando incontro…(risata)»

Come si fa a costruire un evento con duecento artisti da tutto il mondo, mostre, ospiti internazionali e spettacoli per due giorni?
«È una faticaccia, fidati. Lavoriamo un anno intero per il MOS Italy, tra riunioni interne nella crew e incontri con sponsor e Comune, oltre a mantenere la connessione con gli artisti. Abbiamo uno Staff molto solido composto da noi N1 e da nostri amici fidati che ci aiutano in questa impresa: in tutto siamo circa venticinque persone».

Quali sono le difficoltà che una organizzazione come la vostra deve affrontare quando costruisce un maxievento come MOS?
«Sono tantissime, ora non sto qui ad elencarti tutto, ma diciamo che in primis ci sono gli sponsor e i finanziatori dell’evento. Il MOS ha bisogno di un discreto budget per ospitare, dare da mangiare e fornire di materiale duecento persone per tre giorni, e non è una cifra moderata. Anche gli eventi collaterali portano via tanta energia e sono molto impegnativi, per organizzare una “battle” di Break Dance fatta bene ci vogliono dei professionisti del settore».

Cosa ne pensate del panorama nazionale e del sempre maggior numero di eventi sulla Street Art?
«L’Italia è vista bene all’estero, abbiamo una grande scena con writer all’altezza di altre nazioni di spicco come Germania e Inghilterra».

C’è il rischio di snaturare la genuinità degli artisti e del principio con cui è nata quest’arte?
«No, non penso, è un movimento troppo grosso che cresce ed ha attenzioni sempre più grandi da parte della gente».

Quale è secondo voi l’approccio idoneo da avere con la street art e quale è il suo compito nella nostra società?
«I graffiti sono in continua evoluzione e nel mondo di oggi, soprattutto nella publicità e nell’urbanistica, occupano una fetta imponente. L’approccio è sempre più serio… finalmente!»

Ci sono state altre rassegne in Italia di MOS, qual è l’ esperienza che vi ha dato di più o vi è rimasta più impressa?
«Si ci sono stati due MOS Italy prima di noi a Venezia, con un discreto successo, poi non so per quale motivo hanno abbandonato il progetto. Noi lo abbiamo ripreso dopo cinque o sei anni che non veniva più fatto in italia».

Chi volesse darvi una mano o sostenervi come può fare?
Chi ci vuole aiutare e sostenere economicamente, o con proposte o idee ci può contattare sulla nostra pagina Facebook o scrivere una mail a: nuclear1crew@gmail.com

Un saluto a tutti *

– Kelevra

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