Winter Deth

Albo del 2018 Winter Deth è il primo di una nuova serie targata Noise Press e vede settantadue pagine a colori. Il volume ha la copertina in brossura ed è dotato di sovraccoperta, ha un formato simile a quello degli albi americani “classici”, ma leggermente più piccolo.
Devo dire che rimango sempre impressionato dalla qualità fisica di ogni albo Noise, che ha sempre un’ottima carta lucida e un’impostazione che non rientra per nulla nello stereotipo della casa editrice indipendente. Vi direi che sappiamo tutti di cosa stiamo parlando, quei bei vecchi albi ciclostilati, ma poi ricordo che la maggioranza dei miei lettori non sa cosa sia un ciclostile, e mi sento un pelino vecchio.

Scritto da Alessio Landi, disegnato da Luca Panciroli, colorato da Pamela Poggiali, letterato da Andrea Della Verde, supervisionato da Luca Frigerio e con progetto grafico di Alessandra Delfino.

Winter Deth è ambientato in un futuro distopico, dove la diplomazia ha fallito e la guerra sembra non finire mai. Un gruppo scelto di soldati si mette alla ricerca di un’arma potentissima: il satellite Vlad, in grado di trasformare rottami spaziali, in colonne di metallo da gettare con estremo pregiudizio sulla Terra a una potenza di fuoco straordinaria. La situazione, in un mondo devastato dalla radiazioni e da nemici dietro ogni angolo, non è certo facile.

Partiamo subito da quello che è il punto forte, il comparto grafico. Forse i lettori più giovani non sanno chi sia Erinni, creatura del leggendario Ade Capone, uno dei fumetti simbolo dell’editoria indipendente, che sotto una patina di sesso e violenza nascondeva delle trame profonde (che al me di sedici anni passavano sopra la testa, perché porca miseria avevo visto una tetta!).
Luca Panciroli è l’ideatore grafico del personaggio e disegnatore della sua serie; e devo dire che il suo tratto si è evoluto tantissimo. Riesce a dare a questo mondo un look tutto particolare, fatto di visioni oniriche e oscure, di giungle tecnologiche, e in un fumetto dove la vera protagonista è l’azione, il nostro Luca dà il meglio di sè.
Non c’è una pagina, che sia una, a esser piatta. Anche le vignette più statiche sono perfettamente cinematografiche; complice una regia della tavola molto interessante, che sfonda un po’ la regolarità classica italiana, ma senza prendersi troppi rischi.

Può sembrare strano parlare di dinamicità in un mondo statico come il fumetto, ma l’arte del disegnatore sta anche nel mostrarci il movimento, senza farcelo vedere. Panciroli ci riesce, come pochi nel nostro paese. Più che una galleria di statue, le sue pagine volano come fotogrammi su una pellicola di celluloide osservata in controluce, scorrendo con una semplicità tale, che ogni volta che ci si ferma, non è per noia o per straniamento, ma è per osservare ancora un po’ quel dettaglio, quel design, quell’espressione.

I colori della Poggiali, non solo correggono il disegno, ma lo esaltano, come fa il Varnelli col caffè (e no, la Varnelli non mi paga per dirlo, ma se volesse una collaborazione, io sarei pure disponibile).
Ricordo di aver visto per la prima volta all’opera la colorista sulla versione a fumetti del film Tron: Legacy, basato tutto su sfumature al neon. Vedere come in Winter Deth, la Poggiali riesca a dare un tono caldo, a un fumetto eccessivamente freddo e violento, è qualcosa di sensazionale. Guardare una sua tavola colorata, è come sentire nei polmoni l’aria secca, che rende nervosi e pronti a balzare via al primo segnale di pericolo, perché il colore qui è perfetto strumento della storia e riesce a dare vita a sensazioni del tutto particolari, risultando metafora della trama stessa.
Come foglie secche che cadono, tutto quello che sappiamo di questo fumetto, deve poi lasciare spazio all’inverno.

Sullo svolgimento della trama, mi sento più combattuto.
Da un lato, il mondo creato da Landi è estremamente interessante: riesce a giocare sui tropi del genere e a creare qualcosa che sappia di nuovo con facilità; anche l’azione e lo svolgimento della storia procedono benissimo, sul dialogo invece si arresta abbastanza.
È molto interessante perché, sebbene all’inizio dell’albo si cerchi subito di far notare come la missione della truppa sia una missione vera e non qualcosa tratto da un brutto film d’azione… le frasi fatte da brutto film d’azione non mancano mai. Anzi!

C’è stato un momento particolare che mi ha lasciato particolarmente perplesso. A un certo punto, due personaggi si dicono: “Che cosa sente quando uccide qualcuno?” “Il rinculo”. Trascurando il fatto che questa è una delle frasi più tamarre della storia – escludendo anche il lato morale della vicenda – ma la frase in sè nasce in lingua inglese, dove la parola “Feel”, ha un significato un po’ diverso dal nostro “sentire”, un significato un po’ più emotivo. In italiano il sentimento di solito si “prova”, e più difficilmente si “sente”, la battuta è meno sottile. Questa frase, rappresenta per me un po’ i dialoghi di Winter Death, messi lì per fare, appunto, tamarro.
L’avrei perdonato a un fumetto con una trama più brutta? Certo. Con questa storia, questa struttura di personaggi e con questi colpi di scena, la frase da duro, mi fa alzare gli occhi al cielo e pensare, oddio, un’altra.

È un fumetto che non nasconde le sue influenze, si vede l’azione americana, si vede la “zarrità” suprema di 2000 A.d., ma si vede anche la voglia di portare qualcosa di nuovo. Winter Deth è argento vivo, un fumetto che non si ferma mai, perché non può permetterselo. Un fumetto che non ha paura di prendere decisioni forti, anzi fortissime,e per questo per me è da applausi a scena aperta. Perché prendersi dei rischi, anche se non troppi, è tutto quello che il fumetto deve fare. Le strade già troppo battute sono per altri medium.

E questo è quanto.
Winter Deth ha due personalità: una sua, riconoscibile, affascinante e interessante, con molti misteri e spunti che ti spingono a dire “ne voglio sapere di più”, e un altra che un po’ citazionista. Un peccato, perché, sebbene nel clima di scrittura moderno, qualche strizzatina d’occhio sia inevitabile, la citazione seriale toglie peso all’opera, facendoti concentrare più su questo che sul sentimento generale che ti muove durante la lettura.

Detto questo, mi è piaciuto, ne avevo sentito parlare molto bene da amici (Ciao Andrea!), e mi ha colpito favorevolmente. Mettendo su una bilancia immaginaria gli aspetti positivi e quelli negativi ne risulta un albo più che interessante, ma che deve un po’ capire come muoversi e trovare una dimensione tutta sua.

E conoscendo i personaggi, sarà una dimensione di morte e di violenza *

– Giovanni Campodonico

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: