#Ghetto Chic 01# – Walk the line e dove trovarli

Ed eccoci alla prima vera puntata di Ghetto Chic, se nell’articolo precedente avevamo parlato di come il writing e la street art siano figlie della cultura hip-hop e varie riflessioni su quale fosse il messaggio di quest’arte. Stavolta parleremo di un festival inerente che si tiene nella città che ha dato i natali a Sta*mina: Genova.

Ma prima un piccolo pippone.
Chiariamo che quest’arte, sin dalla sua nascita, si è sempre fatta largo nelle maglie della società da sola, principalmente in modo illegale. Sta agli artisti capire come e dove agire, cercando per ogni opera gli spot più suggestivi e interessanti per colpire il proprio pubblico. La maggior parte delle volte non viene accettata, anzi, viene vilipesa e condannata con multe, denunce, fermi e a volte anche arresti per chi la pratica. Una vera e propria repressione che stigmatizza chi la pratica con punizioni severe. Ergo, la società criminalizza chi pratica arte illegalmente ponendo allo stesso livello di un malvivente, mentre l’unico crimine imputabile è non volere restrizioni e censura. Per questo si devono muovere nell’ombra.
Come potete ben capire le superficie scelte sono patrimonio della società “““civile””” e in quanto tali meglio lasciarle grigie e deprimenti, che farle diventare un veicolo espressivo. Cosi che sono iniziati a nascere i festival legali di writing e di street art, così gli addetti ai lavori e gli appassionati si sono chiesti, perché dover far additare queste arti come il male quando in realtà ci si trova di fronte al movimento artistico più vivace e attivo dell’ultimo secolo? Praticato in tutto il globo da centinaia di migliaia di interpreti, dovrebbero ricevere riconoscimenti e non denunce. Le città hanno spazi idonei a questa arte ma che legalmente sarebbero inarrivabili, così tramite l’impegno di un circuito di appassionati hanno iniziato a nascere dovunque realtà promotrici e a Zena ne abbiamo una: Walk the line!

Walk the line è un progetto dell’associazione Linkin art – curato da Emanuela Caronti, Andrea Pioggia e Davide Allegretti – che nel 2016 si sono dati come obiettivo quello di offrire alla città un percorso artistico moderno e originale, portando in città grandi interpreti a livello nazionale e internazionale del writing e della street art nelle sue varie forme, spaziando dal muralismo alla stencil art, agendo sulla più discussa arteria della città: la sopraelevata. Una strada che attraversa Genova per la lunghezza, ovviamente rialzata, e separa il porto dagli edifici, donando un discutibile panorama a chiunque si affacci dalla finestra per ammirare il mare.

Questo serpente di cemento (che fa assomigliare Genova a Gotham City) è sorretto da giganteschi piloni. Walk the line vuole far diventare questi piloni vere e proprie opere d’arte, trasformando questo mostro di acciaio e cemento in una galleria a cielo aperto lunga più di tre chilometri, coinvolgendo cento artisti che reinterpreteranno la sopraelevata e il rapporto che ha con la città, mutandone l’aspetto e la percezione che i suoi abitanti hanno avuto sino ad ora di questo elemento urbanistico. Tutto il progetto è accompagnato da una colonna sonora scritta ad hoc dai Magellano e da altri musicisti genovesi, che incideranno una canzone ispirata al tema trattato da ogni singolo pilone.
A oggi i ragazzi sono a un quarto dell’opera avendo terminato i primi tre blocchi del centro città.

Nel frattempo che si lavorava alla sopraelevata il collettivo artistico ha continuato la sua crociata per la controcultura in città, portando numerosi artisti ad agire in altri luoghi come i Giardini Baltimora, la fascia di rispetto di Pra, via della Maddelena, via del Campo e via Niccolo d’Aste, con interventi di street art.
Walk the line non ha curato in questi due anni soltanto il progetto sui piloni, ha offerto alla città anche altri tipi di eventi culturali, come la mostra Lettere, dove tramite opere di importanti writer italiani si è andati a presentare uno studio di lettering, che sviscera e muta la forma delle lettere trasformandole. Attraverso le opere di Dado, Joys, Orion, Peeta, Soda , Yama 11 e Verbo lo spettatore si trova immerso in un viaggio nel writing 3D degli anni ’90. In questa mostra è stato presentato anche il progetto Sickquence nato dalla collaborazione di Bergamaster e Corpoc, presentando sette alfabeti realizzati da altrettanti artisti.

Consapevoli che non basta un disegno su una facciata, una mostra o un bell’evento a cambiare la vita delle persone, si propongono di dare il via a un circolo virtuoso di attività il tutto per non rendere i quartieri solo dei dormitori, sperando che la politica istituzionale si attivi.
Proprio per questo negli ultimi mesi il collettivo ha deciso di affrontare una nuova sfida proponendo un laboratorio di street art nel quartiere delle lavatrici (zona di periferia non particolarmente accattivante). Il progetto Lavatart si propone di insegnare e introdurre i ragazzi del luogo all’arte di strada, attraverso dei laboratori di writing, stencil art e muralismo. Ripensando con loro gli spazi del quartiere, apportando cambiamenti alle strutture con interventi artistici dei ragazzi guidati dagli educatori, ovvero artisti provenienti da tutta Italia che con il loro operato gli garantiranno una formazione artistica e regalando agli abitanti delle lavatrici uno spazio rigenerato.

Per chi fosse interessato a partecipare come artista o sostenitore al progetto può mandate un bozzetto o una mail al LINK o scoprire come si sviluppa seguirlo su Instagram o Facebook.
Alla prossima guyz *

– Kelevra

 

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