G.I.A.D.A. Un’occasione sprecata?

Quei drittoni auto-prodotti della Amianto Comics hanno lanciato l’anno scorso una collana antologica di graphic novel, da loro definite pop-novel, sotto la dicitura ombrello “AmiantoComics presenta”. Oggi, parleremo dunque delle loro seconda fatica: G.I.A.D.A.- Guida insolita al diventare adulti.
Ma se avete letto il titolo di questo articolo, lo avevate già capito. Siete dei lettori astuti, con un pessimo gusto in fatto di blog, ma comunque astuti.

È un fumettone di novantasei pagine, del 2018, scritta da Mordecai, disegnata da Leonardo Cino ed editata da Almafè, il collettivo di capoccia della casa editrice.
Già dalle prime pagine ci viene rivelato che la sceneggiatura originale dell’albo nasceva come possibile film, il primo mai scritto da Mordecai. Infatti la nostra storia prende vita vent’anni fa, in un torrido 1997, dove un cellulare pesava otto chili, gli Aqua erano una band rilevante ed io andavo in seconda elementare.
Sono un blogger, che fossi anche un po’ egocentrico credo sia chiaro.

G.I.A.D.A. parla della vita di un diciottenne, Francesco, innamorato della sua migliore amica e aspirante attrice: Giada. Attorno al mondo dei nostri protagonisti, gira un universo fatto di compagni di classe, genitori, insegnanti e anche psicologi, che proveranno a rendere la vita di Francesco un po’ migliore di come fosse all’inizio della storia.

Dal punto di vista grafico è un fumetto atipico. Cino è giovane, lo dice lui stesso, e questo si nota da alcune insicurezze, ma c’è comunque del particolare. Morbido, e con palesi influenze europee, il tratto risulta in alcuni casi abbozzato, specie in dettagli dello sfondo e in alcune parti anatomiche. E, se da un lato questo rende le scene esterne in alcuni casi un po’ fuori posto rispetto la narrazione, d’altro canto mi piace molto come la tavola viene gestita e il linguaggio del corpo dei personaggi sia molto particolare, accentuando le caratteristiche di ognuno.

Già dalle prime pagine nel quale vediamo Giada cambiarsi vestito, dopo aver provato una scena con Francesco, possiamo assistere al suo cambiamento. Come passi dall’essere un artista in piena nevrosi (e capita anche a me che sono artista come sono idraulico), a una posa che cristallizza perfettamente il suo essere forma del desiderio per Francesco.

Insomma, più che tecnico, il tratto di Cino è empatico, semplice, in alcuni casi al limite del caricaturale, ma comunque passa il messaggio senza troppi sforzi. Purtroppo però, devo fare una tirata d’orecchie a Leonardo per alcuni momenti di regia, che mettono un focus su alcuni suoi punti deboli. Un personaggio dell’albo, per vari motivi è spesso scalzo, e Cino non è Rob Liefeld, ma il disegno delle gambe e dei piedi non è sempre in linea con tutto il resto, e sebbene nelle scene più grosse le incertezze si mimetizzino meglio, in questo e in altri casi, il tutto è invece un po’ più visibile.

Parlando di storia… beh, diciamo subito che, anche all’occhio meno esperto e a chi non ha letto l’introduzione, potrà subito notare come questo progetto fosse nato per essere un film.
Il ritmo, la struttura, e anche i personaggi prendono a piene mani dal genere cinematografico, presentandoci un cast tutto bizzarro che, a parte nel caso di Francesco, protagonista e quindi molto più tridimensionale, spesso si muove lungo un’unica nota di personalità, tranne che per un guizzo finale, che però assorbe comunque tutti nel fumetto.

Sono fermamente convinto che sia un torto comparare un’opera a un’altra, ma è anche vero, durante la lettura di G.I.A.D.A. (e sarà l’ultima volta che lo scrivo coi puntini se no ci vado fuori di testa), che avevo la sensazione di aver già incontrato questi personaggi e le situazioni tessute da Mordecai. E non solo perché alcune sono stralci di vita vissuta.
Però l’amico rivoluzionario, l’amico fattone, l’amico antipatico, la psicologa buffa, il papà
arrabbiato ma ferito… novantasei pagine non sono molte, e se il fumetto popolare italiano ci ha insegnato qualcosa, è che il modo migliore per usarle, è usare un formato episodico. Con il tempo che si ha a disposizione è difficile entrare in contatto con i soggetti e, problemi miei personali con alcune scelte di caratterizzazione (da pedagogista mi chiedo sempre perché non si rappresentino gli psicologi come psicologi, e non come personaggi buffi ma saggi), non riesce neanche a entrare in empatia con Giada, che personaggio non è, ma oggetto del desiderio.
Alla fine della fiera, comprendo che questo potrebbe essere stato l’obbiettivo dell’autore, raccontare una storia di amore non corrisposto, dal cuore di un ragazzo sensibile, gettato verso un qualcosa che si è troppo giovani per capire che non avrà buon fine, e quindi Giada non è un personaggio, ma un modo per arrivare al finale della storia. E per carità, scelta condivisibile, ma, continuo a pensare che un po’ di carne in più su questi scheletri di personaggi, non sarebbe stata male.

GIADA è un fumetto che ha fatto i suoi compiti, che ha una struttura chiara in tre atti, con colpi di scena (neanche troppo prevedibili) e un epilogo alla American Graffiti che personalmente ho trovato un po’ stucchevole, ma che nel grande affresco della storia, ha comunque una sua posizione d’interesse.

Concludo dicendo che sono sicuro che GIADA sia un fumetto fatto di emozioni, e che sia improbabile, per chiunque, far collidere la propria emotività con quella di qualcun altro. Ci saranno sempre dei punti in comune, ma ognuno soffre a modo suo, ride a modo suo, e soprattutto, viene colpito dalle cose a modo suo.
Come persona, Giada non mi ha catturato. Come critico – e spesso devo scindere le due cose – non posso non notare la passione di ambo gli autori al progetto, ma anche le dozzine di possibilità sprecate, per una storia che poteva essere qualcosa di nuovo, e invece risulta molto convenzionale.
Un prodotto che non strizza l’occhio alle convezioni di genere, ma che le fa sue, permettendosi però dei guizzi di talento, che non si possono non elogiare.
Forse non sono in sintonia con il messaggio di GIADA; può succedere. Ma nel diventare adulti c’è anche prendere coraggio e fare il grande passo, lo stesso messaggio del fumetto. Messaggio, che però sembra non voler fare suo al 100%.

Il fumetto è disponibile per il pre-ordine sul sito di amianto che vi linko QUI, e in seguito credo sia disponibile anche per il download. Gratuito, perché quelli dell’Amianto hanno capito tutto, e io li invidio un sacco.
E sì, sono serissimo *

– Giovanni Campodonico

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