“The Steams Chronicles” della Noise Press

Nella narrativa esiste un genere, che potremmo definire di nicchia ma comunque molto conosciuto, chiamato Steampunk. Per chi non lo sapesse, si tratta di un modo di vedere il mondo in maniera ucronica, e pensare, che forse – negli anni dei motori a vapore – la tecnologia fosse mooolto più avanzata. Della serie: perché avere un cannone laser che funziona a plutonio, quando posso avere un cannone laser che funziona ad acqua?
Gli amici della Noise Press, di Steampunk se ne intendono e hanno deciso di crearci sopra una serie, chiamata The Steams Chronicles , arrivata fino a ora al quarto volume. Ma per me che non l’ho mai letto, può esistere un modo per apprezzare questa serie? Beh, scopriamolo assieme!

Pubblicato nel 2017 (con una simpatica anteprima in quel di Lucca Comics), The Steams è un albo antologico di quaranta pagine tutte a colori. Eh già! sapete che qui sono nel mio.
Il packaging è di ottima qualità, con copertina in cartoncino e una bella carta lucida, che dà all’albo una vera e propria qualità professionale. L’unico difetto che posso trovare in questa scelta è che l’albo sia un FlipBook, ovverosia che metà storie siano stampate in un verso, e metà nell’altro (e che ciò non sia proprio i massimo è una delle poche cose su cui io e mia sorella andiamo d’accordo). Ma comprendo la scelta editoriale, la Noise Press, per testuali parole del suo fondatore si ispira all’Image Comics, e non puoi dire “Prima Image” senza “FlipBook”.

L’albo, più di molti altri fumetti, è un albo corale, con un totale di sei storie brevi, assaggi di un enorme buffet di un mondo molto grande, ancora da cominciare. La cura messa nel gestire una formula così all’apparenza semplice si vede lontano un miglio, e i risultati sono evidenti.
Analizzando le storie dell’albo, senza un vero ordine preciso (ma in realtà un pelo di ordine c’è. E sapendo come scrivo, già lo conoscete).

Can be a father (Paul Izzo/Lorenzo Maglianesi) è una storia da sei pagine nella quale l’azione la fa da padrona e il tratto cinetico e un po’ caricaturale di Maglianesi dà il meglio di sé. Le botte sono fluide e scorrono benissimo sulla pagina con una semplicità disarmante, riuscendo a catturare perfettamente la differenza di taglia fra i combattenti. Vi è una bella metafora, ma che – purtroppo – può essere difficile da capire benissimo se non si ha letto la serie (come nel mio caso). Il tutto però scorre con una semplicità e una freschezza, e quella bella sensazione di ignoto nel domandarsi “E dopo cosa succede?” è sempre presente e non può essere che un bene.

Et Voilà (Massimo Colella/Gabriele Derosas/Francesca Carotenuto) è la storia di un mago (ergo di un mezzo collega) Ci viene così introdotto un nuovo personaggio, il grande Torval, con un mistero alle spalle. Un plauso davvero grande a Derosas, che tratteggia alcuni dei personaggi più espressivi dell’albo, con uno stile interessantissimo, molto cartoonesco, ma che rende davvero tanto, raggiungendo quel giusto mezzo fra l’esagerato e il reale, che è poi il modo migliore per fare fumetto.

La Chimica degli Dei (Brian Freschi/Marco Cabras/Marcello Iozzoli) è probabilmente la storia più particolare dell’albo. Mascherata da mistero, con un sacco di elementi e di pezzi di puzzle pronti a essere messi in ordine per dare il via a qualcosa di sicuramente particolare, ma – sotto sotto – un racconto spirituale. Non si giudica una storia dalla sua prima pagina, ma la prima pagina di questa avventura mi ha colpito tantissimo e mi ha dato da pensare. Non tutti ci riescono (e si vede da come scrivo), ma questa storia ce l’ha fatta.

Rapina al treno (Enrico Martini/Marta Quaglia) è una storia dinamica, veloce e incapsula perfettamente lo stile di fumetto d’intrattenimento. Senza fronzoli, senza citazioni cervellotiche (ma una finissima alla Hanna e Barbera che mi fa urlare fortissimo STOP THE PIGEON!), ma costruita con gli ingredienti più puri del fumetto: azione, intrigo e avventura.

This Sound leads the Way (Luca Frigerio/Pasquale Qualano/Chiara Miriade), è una di QUELLE storie. Una storia quasi completamente muta, ma gestita dalle didascalie, prese da un libro famoso. Una di quelle storie, che per usare una classica parasederata, o si sa fare o non si sa fare. Bisogna trovare il giusto compromesso fra le parole di un altro, e quello dello sceneggiatore. Frigerio ci riesce. E dimostra di non essere proprio il primo venuto. Qualano dà il bianco, con delle influenze americane fuse perfettamente con uno stile riconoscibile e made in stivale. Non ho paura ha dire, che questa storia è come un italiano che parla inglese senza accento, e non sfigurerebbe in un albo USA.

Mek Molly (Alessio Landi/Vincenzo Carratù/Alice Colasante) è, senza fronzoli, la storia più bella dell’albo. Porta le sue influenze come medaglie sul petto. Una cocktail perfetto, per un fumetto che non mette mai il piede sul freno in una corsa tutta in accelerazione, con un personaggio che riesce a essere di una spiazzante tamarraggine, ma comunque introspettivo (poco, ma in poche pagine i miracoli non si fanno facilmente). Grande aggiunta per la scuderia Noise. Del tipo: io una serie regolare di Molly la leggerei. Ha gli schettini ai piedi come Iron Man negli anni ’70, sono dettagli di classe.

Facciamo poi anche un applauso ai curatori Antonio Sepe e Marcello Iozzoli, alla grafica Alessandra Delfino, e agli eroi senza il giusto riconoscimento, il letteristi Miriam Rossi, Marco Della Verde e Massimo Stella. Io sono cieco come una talpa (mi son rovinato leggendo troppo. Storia vera), senza di voi, sarei perso.

The Steams Chronicles è un fumetto semplice, ma va comunque capito come approcciarvisi. Se pensate di avere di fronte qualcosa che vi intratterrà per ore, purtroppo avete scelto il fumetto sbagliato. Se invece credete di avere di fronte un Demo Reel, un trailer montato con classe e arguzia, signori, avete fatto jackpot.
I fumetti americani, ogni tanto mettono la dicitura “punto d’inizio ideale per i nuovi lettori” sulla loro copertina. Spesso e volentieri mentono. Il seriale – non mi stancherò MAI di ripeterlo – è fatto per prendere un fumetto a caso e dire: “Ehi, questa storia sembra forte. Ne voglio sapere di più”.

The Steam incapsula benissimo il suo mondo, presentandoci le sue facce come un cubo di Rubik: ipnotico, con sei storie che sono sì leggibili da sole, ma sono francamente solo un gustoso antipasto, che, se la qualità permane anche nella serie regolare, sono sicuro sarà un qualcosa di luculliano. Giusto per far vedere che ho fatto le scuole alte.

L’albo non mi è stato spedito dai ragazzi della Noise, l’ho comperato a Lucca con i miei sudati risparmi ottenuti facendomi mordere e sputare addosso. Comprato a scatola chiusa, con l’unico punto sicuro a suo favore – oltre al conoscere già le opere di alcuni degli autori al suo interno – il genere, che sembra spesso e volentieri abusato, ma che in realtà ha tali molte meno di quello che sembra. Ed è stato subito amore. A una prima lettura, ne è subito seguita una seconda, e poi una terza. A cercare di capire come quel pezzo di trama si incastrasse, chi fosse quel personaggio, cosa fosse nuovo o cosa non lo fosse (come quando ne avevo quindici e non c’era internet a dirmi tutto). È una sensazione che non provavo da tempo. Quella di diventare fan di una nuova proprietà.
Ed è molto, molto, piacevole *

– Giovanni Campodonico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: