Alieni VS Americani VS Brad Barron VS TUTTO!

Partiamo da questo semplice e inoppugnabile presupposto: i disegni di Bruno Brindisi sono perfetti. Passiamo oltre.
Parliamo di Brad Barron. Nello specifico di Brad Barron disegnato da Bruno Brindisi.
Stesse iniziali. Coincidenze? Io non credo.

Detto questo. Chi è Bruno Brindisi? Fumettista amatoriale prima, erotico poi, approdato sulle pagine di Dylan Dog nel 1991 e arruolato per il primo, bellissimo e super trash episodio del precedentemente menzionato Brad Barron, un fumetto che, come tanti altri ho scoperto grazie al mio babbo che, oltre all’amore per le edicole, mi ha trasmesso l’amore per i fumetti concettualmente discutibili. Cosa succede qui? La terra viene invasa dai Morb, alieni cattivissimi – davvero molto cattivissimi – che catturano un uomo/biologo/soldato/tenente/padre/marito eccezionale, ovvero il nostro amico Brad.

In questo strano dopoguerra, simile al nostro (il secondo) ma pieno di riferimenti ovviamente fantascientifici, riesce a sfuggire, ritrovare moglie e figlia – bionde e perfette come solo delle vere cittadine statunitensi possono essere – combattere i Morb e trovare anche una terribile giacca col collo peloso che la sottoscritta ha ipotizzato fosse di montone, e si sa che il montone non dona proprio a tutti. Insomma, gli indizi per immaginare un fumetto di merda ci sono tutti.
E invece..!

Chi meglio di Brindisi, poi, potrebbe rappresentare questa realtà effimera, distrutta in pochi minuti dagli alieni stronzi, un uomo fatto a pezzi e la sua spasmodica ricerca della famiglia e del tempo ormai perduto? Il tratto è sottile, pulito. Il disegno è universalmente bello. Non che nonèbellociòcheèbellomaèbellociòchepiace. Brindisi ha i coglioni quadri e riesce a rappresentare qualsiasi sfumatura delle ambientazioni ricreate, la paura sulle facce di chi cade nell’infausto destino dell’essere nelle mani dei Morb, nonché il phatos enfatizzato di qualsiasi film della fine degli anni ’50.

Brindisi di fumetti belli ne ha realizzati tanti, ma, sempre secondo il mio modestissimo e discutibilissimo parere, il primo numero di Brad Barron rimane una delle sue perle, grazie anche allo zampino di una casa editrice che ringrazio ogni giorno per tutti i mangiarini [-Cit.] *

– GP

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