Liberati dal Male, coraggiosi tentativi

Liberati dal male è un albo che segue la formula McGuffin di presentare “i fumetti che vorremmo leggere”, e come gli exploit precedenti di questa realtà, mantiene la struttura di antologico in bianco e nero.

Al contrario delle opere precedenti però, Liberati dal male non presenta cornice, ma ha al suo interno cinque storie, tutte legate allo stesso argomento, ma introdotte solo da una pagina nera e una citazione. Ora, quel grande mistero di uomo che è John Francis Moore (sempre il mondo lo abbia in gloria) le aveva usate bene le citazioni di altri nel suo piccolo gioiello che era Doom 2099, ma personalmente trovo usare parole di altri in un’opera letteraria di intrattenimento, un qualcosa di assolutamente superfluo. Se la mia storia ha un messaggio, non vedo perché devo usare parole di altri per spiegarlo.
Detto da uno che gioca a fare il critico dei fumetti suona amaramente ironico, me ne rendo conto, ma che volete che vi dica? Sono un uomo con alcune opinioni molto rumorose. Denunciatemi! (No per favore, non fatelo davvero).

Le storie all’interno del volume sono scritte da Mattia Ferri e da Mattia Boglioni, e disegnate da Martina Bonanni, Fra Bzz, Elettroteppa, Matteo De Santis, Giacomo Traini, con copertina di Laura Mondelli e illustrazioni finali di Ettore Mazza e Marta Bertagna.

Mi rendo conto di star girando intorno al tema del volume; un po’ per scelta, un po’ per imbarazzo. Questo perché Liberati dal male è un volume in cui tutte le narrazioni parlano di suicidio, argomento che definire complesso è l’understatement del millennio. E i suoi autori lo sanno, e lo dicono apertamente nella prefazione del volume, scritta da Boglioni. Però, se mi permettete un minimo di cinismo, per far finta di essere uno che sa gettare le premesse… dieci a uno che in questo albo si cita Nietschze.
Ohibò, ho vinto!

Le tre storie scritte da Boglioni, e le due scritte da Ferri, sono concettualmente molto diverse fra di loro e meritano quindi un’analisi più “compatta”. Partendo da Ferri, Inferno quotidiano (Elettroteppa) e Non è successo niente (Traini), sono due racconti nel quale le parole, servono poco. Diamine, la prima è letteralmente muta, una delle tecniche più complesse da usare in un fumetto (a meno di non essere Larry Hama, ma sorvoliamo la citazione colta), mentre nella seconda il senso di tutto quello che accade, come visto dal protagonista, forse si è perso. Ma non è del tutto negativo.
Dall’altro lato della barricata, in Passeggiata sulla tangenziale (Bonanni), Whiskey, fucile e sigarette (De Santis) e L’ultimo di tanti giorni (Bzz), le parole contano eccome, e le didascalie la fanno da padrone assolute.

Abbiamo quindi di fronte due blocchi di storie, nel quale sarebbe pleonastico dire che si notano similitudini di stile di sceneggiatura, perché dopotutto sono scritte dalla stessa persona, ma – con una nota un po’ negativa, dico che – hanno anche tutte lo stesso impatto emotivo e lo stesso messaggio. Mi spiego meglio:
Se Ferri ha un approccio molto più empatico all’argomento del volume, Boglioni ne ha uno molto più filosofico. E questo ben si compensa agli stili grafici usati nell’albo, con una Bonanni molto migliorata rispetto al volume precedente, e con probabilmente il tratto più pulito fra la scuderia di talenti impegnata in quest’opera, che fa un lavoro eccellente nelle espressioni dei personaggi, e anche con alcune soluzioni grafiche interessanti (ma becchettate sulle mani per le mancanze di sfondi palesi in alcune vignette. Anche perché, quando ci sono, sono bellissimi ed è un peccato). Fra Bzz presenta invece un tratto nervoso, quasi ronzante nella quale nulla è sicuro, nulla è fermo, ma tutto è affascinante. De Santis, è un giovane Kevin Maguire.
Io l’ho detto, ora aspetto che disegni Guy Gardner che viene preso a cazzotti.

Pur avendo un comparto grafico di tutto rispetto, le storie di Boglioni non hanno il mordente necessario. Intendiamoci, parlare di morte e di suicidio è complesso. Ognuno vive il lutto, la mancanza, la depressione e la disperazione in modi totalmente diversi. E quindi, nel parere di chi scrive, nel raccontare storie di questo genere, si deve cercare di rappresentare un florilegio di espressioni, di emozioni. Florilegio che in questo trittico purtroppo non è sempre presente, sostituito da un approccio filosofico o poco profondo, o addirittura banale. Eccezion fatta per Whiskey, fucile e sigarette, che invece prova un qualcosa di diverso, e veramente personale, che colpisce molto di più di un vagheggiante nichilismo spicciolo, o di un messaggio già visto e rivisto.

Mentre, che dire dei restanti due disegnatori?
Elettroteppa ha una regia della tavola, e un controllo delle vignette, che fa paura. Lucido, pulito, in un ordine maniacale fatto di immagini ripetute che riescono a essere dinamiche. Sono sorpreso a dir poco. Purtroppo però, la colorazione in scale di grigi, rovina un po’ la chiarezza della storia. Traini, gioca col chiaroscuro con la facilità con cui probabilmente respiro, e ha questo tratto che sembra sporco e punk, ma in realtà è preciso e diretto, come un cazzotto in faccia.

Le storie di Ferri, sono essenzialmente diverse l’una dall’altra, e sono molto sperimentali. E purtroppo l’esperimento non sempre riesce, con Inferno quotidiano che ha sì un’ottima regia, ma risulta forse un pelo complessa da comprendere a una prima lettura, e anche quando si arriva al messaggio, il tutto sembra comunque piuttosto vago. Mente Non è successo niente, prova a dare l’idea di un vuoto esistenziale, con una scelta molto coraggiosa, ma che – di nuovo – non raggiunge del tutto il suo scopo. Con Liberati dal male, la McGuffin comics decide di canalizzare tutto il suo Cirque du soleil interiore, di concludere così una trilogia che potremo definire con “Alegria”.

Il giovane collettivo, che con un manifesto punk e una tragica storia d’amore era riuscito a impressionarci sempre di più, affronta con questo volume, un boccone molto grande, forse più grande di quanto i nostri autori possano masticare. Questo perché, raccontare storie, è più o meno semplice; ma raccontare storie che suscitino emozioni in chi legge… molto meno.

Fin dall’introduzione, sono rimasto un po’ colpito da questa direzione della McGuffin, che definisce “menti raffinate” tutti i personaggi del volume (poi, potremmo discutere sul aver posto la frase Esiste forse uomo più coraggioso di chi si uccide, di cui ho capito il senso, ma come pedagogista avevo le mani nei capelli), lasciando forse un po’ indietro quello spirito di sorpresa che c’era negli albi precedenti. Perché l’elemento sorpresa, quel fattore “wow” che ti fa posare il fumetto per un attimo per riprenderti, semplicemente non c’è.
C’è però un albo a fumetti, scritto, disegnato, editato e impaginato con una tecnica e una professionalità rara da parte di un’auto-produzione, che fa onore a tutte le persone coinvolte, e ai loro maestri, che dimostra ancora una volta come si, si può fare del buon fumetto anche qui. Ma manca qualcosa.
Non si pretende di capire le scelte dei personaggi. Cavoli, non si pretende neanche di trovare simpatici i personaggi, strumenti della storia, ma come tali dovrebbero essere almeno un qualcosa di diverso da una voce fuori campo, che suona tonante su come tutto sia vuoto.

La depressione, la delusione, hanno forme diverse e differenti, tutte vere o bugiarde, e, sebbene tutti siamo stati tristi, il dolore che gli altri provano, in forme plateali o nascoste, è un pozzo senza fondo, di cui gli autori hanno solo grattato la superficie. Ed è un peccato, perché – in un bizzarro twist – la passione per il fumetto e per il medium si sente, e si sente fortissimo, la “passione” per l’argomento no. È come mangiare una torta di pasticceria, contro una torta della nonna, si ha quel sapore di buono, ma forse più dozzinale e meno personale.

Non conosco il processo che ha portato i nostri eroi ad arrivare a questo albo, e non pretendo farlo, sono certo che sono state fatte ricerche sul suicidio prima di raccontarlo sotto forma di disegni e parole, ma, nel parere di chi scrive – forse – ne serviva un po’ di più.

Parlare di numeri è futile in una recensione di questo tipo, perché potrei dare tranquillamente a questa prova della McGuffin un due stelle su cinque come un critico vero, e tutti a casa. Ma, non è possibile generalizzare quanto un’esperienza narrativa possa impattare il lettore, e per questo, penso che dare una possibilità a quest’ultima fatica, di gente che nel fumetto ci crede davvero, sia comunque consigliato.

Se volete acquistarlo, e siete in zona Desenzano del Garda, lo trovate Game Academy e all’Ozio (o scrivete direttamente alla loro pagina Fb).

Giovanni Campodonico

Una risposta a "Liberati dal Male, coraggiosi tentativi"

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  1. Giovanni, grazie per la tua recensione, dopo aver letto la presentazione l’ho ordinato e letto, tecnicamente non sono in grado di valutarlo, io scrivo e sento vibrazioni, come per te, mi aspettavo qualcosa di più, ma forse è una proiezione dei miei pensieri che non poteva essere nella testa di M+M… Bisogna essere coraggiosi e incentivare + incentivarsi.

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