Comic Yard dell’IFA e la recensione onesta

Fra una cosa e l’altra, il panorama del fumetto indipendente italiano, è un qualcosa che sorprende sempre, anche se si pensa di sapere già che cosa nasconda. Sono abbastanza lontani i tempi delle fanzine ciclostilate (ma che bello è il ciclostile? Per la mia formazione liceale ne sono innamorato a vita), e i prodotti che presentano i giovani che vogliono fare fumetti, sono sempre più variegati e particolari. In analisi prendiamo l’IFA – Industria Fumettisti Anonimi.

Con al suo attivo quarantadue pagine al prezzo di tre euro, la cosa che a prima vista colpisce di Comic Yard, They Live We Draw, è il suo formato. Perché non è né bonellide né formato supertizi, ma uno particolarmente grosso, quasi come un magazine da edicola (chi ha la mia età magari ricorda il Disney Megazine in allegato con i quotidiani. Ecco, il formato è quello. Se non lo ricordate, non ditemelo per cortesia che mi sento vecchio). Di base il packaging non fa il prodotto, ma – a un puro livello grafico e di qualità di stampa – salta subito all’occhio, e questo è un punto a favore.
Ma siccome questo è un blog sui fumetti e non certo sul design, parliamo dei contenuti.

L’albo contiene sei storie e alcune illustrazioni. Alla stesura hanno partecipato Marco Quilici (testi) Marco d’Alessandro (testi e disegni) Riccardo Bevilacqua (disegni) e Giack Messi (illustrazioni). La formula è la classica antologica, ma con un twist in più.
Nella prefazione, Quilici ci racconta il manifesto del collettivo, con una parafrase della citazione del film Essi vivono. La IFA vuole, col suo fumetto, scuotere gli animi e uscire dalla gabbia che la società ci mette addosso. Mentre il mondo dorme, loro scrivono.

La prima storia dell’albo, The Work (Quilici/D’Alessandro), è una storia dalle influenze tarantiniane, dove un paio di sicari discutono sulle loro scelte di carriera, e sulla legge del più forte.
Il tratto di D’alessandro è molto schematico e un po’ rigido, ma la regia della tavola è piuttosto buona. La mancanza di un numero soddisfacente di sfondi però lascia un po’ perplessi, almeno a una seconda lettura. La storia in sé ha un ritmo forse un po’ forzato, con dialoghi un pelo pilotati (e bacchettata sulle mani, in un baloon manca un congiuntivo), ma il senso della storia è comunque simpatico, con un colpo di scena, un po’ telegrafato, ma d’effetto.

Punk (D’alessandro) sono due pagine, che racchiudono il manifesto dell’IFA, che si conclude con a citazione di Henry Adams. Esatto. Nella vita ho anche studiato. Sorprendente vero visti gli errori di ortografia?

Sleepwalking (Quilici/Bevilacqua) è la storia più lunga dell’albo, e probabilmente la migliore. Bevilacqua usa in modo molto intelligente i neri nella tavola, con una sapiente gestione del chiaroscuro, che ben si presta ai toni drammatici della storia.
Un’avventura con molte poche parole, che parla di un uomo, e delle sue relazioni. Una storia drammatica, e cruda, costruita in modo molto tecnico, ma comunque piacevole.

Labirinto (Quilici/D’Alessandro) è la storia breve che conclude l’albo, e una nuova reiterazione del manifesto d’intenti del fumetto.

E questo ci porta a La Cima (Quilici/Bevilacqua) che è la storia più debole dell’antologico. Un gruppo di scalatori che, dopo aver quasi conquistato le vette di un monte discutono filosoficamente di cosa sia la cima. Se da un lato i disegni di Bevilacqua sono tutto sommato solidi, i testi sono un qualcosa di estremamente pesante e di innaturale, per nulla inseriti nella trama, che si trova a essere un semplice framing device per raccontare due visioni distinte, scelte dall’autore. E potremmo stare seduti qui ore e ore a parlare di quanto uno spiegone è funzionale alla trama o meno, potremmo discutere ore e ore, sul fatto che spesso la trama è una scusa per lo scrittore per dire la sua. Ma discutiamo per minuti se la cosa funzioni o meno, e in questo caso, non funziona, rendendo la storia estremamente pesante.

They Live We draw è un fumetto un po’ strano. Se da un lato l’idea è quella di creare un fumetto punk, un fumetto che permette agli autori di rompere le catene della banalità e della società su di noi, attraverso la narrativa disegnata, l’esecuzione risulta invece piuttosto intellettuale, e, a tratti, anche saccente.
L’ossimoro è evidente nel discostarsi fra i temi trattati e la forma dell’albo, crudi, e a tratti poco curati i primi, e molto sobri i secondi. Si tratta di una prima prova, e, di una prima prova in un mondo vastissimo e pieno di concorrenti.
Apprezzo, il coraggio che ha portato l’IFA a decidersi di pubblicare qualcosa che li aiutasse a esprimere questo sentimento forte che sentono. A livello di cuore, sicuramente il collettivo è presente. A livello di tecnica, invece l’albo purtroppo non raggiunge una sufficienza.

Più che un fumetto punk, grezzo ma che colpisce, polemico ma eccentrico, abbiamo un fumetto un po’ ossimorico, dove la polemica e critica ci sono, ma non riesce a decollare, perché non sembra personale. Ancora il collettivo non riesce a far trasparire l’amore per il suo messaggio, che risulta a tratti un chiacchiericcio da salotto borghese piuttosto che un urlo contro il mondo. Quando non prova a reiterare il suo messaggio, il messaggio paradossalmente passa. L’esempio l’abbiamo in Sleepwalking, dove la storia ai limiti del sogno e della realtà esemplifica perfettamente l’idea che, le nostre idee sono anestetizzate, i nostri sentimenti pure. Facciamoci sentire.

Non mi sento di stroncare questo exploit con prepotenza (sebbene sia sempre divertente), perché questo è un fumetto che mi lascia con molte domande, ma purtroppo non quelle che gli autori volevano farmi venire.
Se da un lato mi aspettavo crudezza e ho trovato pretenziosità, nei momenti in cui non si perde in chiacchiere, la IFA mostra il suo potenziale inespresso.
È bizzarro. Vedremo gli sviluppi.

– Giovanni Campodonico

4 risposte a "Comic Yard dell’IFA e la recensione onesta"

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  1. Mi è venuta cmq voglia di leggerlo, ma quindi si trova nelle fumetterie? io ho guardato sul loro Blog e indica solo 3 fumetterie in Toscana…
    Mi piace il modo critico di valutare l’arte di Stamina, anche se a volte c’è un po’ troppa “taglienza”… mi è venuta in mente una canzone che alla fine minuto 3.40” parla di critica (non so se è una citazione ad un film o parole dell’autore, ho chiesto delucidazioni a lui stesso, ma magari voi sapete di che si tratta) e ve la riporto… Penso che anche se le cose non sono perfette, l’arte è Bellezza, di conseguenza applaudo sempre un tentativo, anche se magari non è uscito con il buco…

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    1. Sicuramente! Siamo gli stronzi che distruggono tutto dalla sera alla mattina. Il tratto tagliente è voluto, è anche un modo per far meno fronzoli ed essere diretti rendendo la lettura dell’articolo leggermente più piacevole. Anche perché ce n’è a milioni di recensori e noi non siamo migliori degli altri.

      La copia del fumetto è stata data a Giovanni direttamente in mano. Penso che se tu la voglia debba scrivere sulla pagina dell’IFA di spedirtela!

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    2. Mi piacerebbe avere un tuo contatto, perché non so come scriverti in privato. Se vuoi, aggiungimi su Fb scrivendomi che sei Hamelin. Sono Dimitri La Rosa

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      1. Sono Alberto Mangili, ci siamo sentiti per i miei vari progetti “artistici” Dimitri… Cmq. non so se si era capito dal mio commento, non voleva essere polemica, ma un appunto “sarcastico”… Non mi è piaciuto il tono della recensione, ma cmq. serve a portare la dovuta conoscenza di arte… Hamlin84 (m’offenderei se non ti conoscessi che scrivi Hamelin) è il mio Nikname Unico nel Virtuale, quindi da oggi ovunque mi leggi sai chi sono, ma non spargere troppo la Vox 😛 😛 :P… Stamina, ma chi è?!?!?! Mitici!

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