Anubi * Dentro il fumetto

M’incammino passando tra i vicoli più bui che abbia mai attraversato per andare nel punto più in alto e fare chiarezza. Nonostante la desolazione delle strade, sento sguardi truci che mi trapassano per finire sull’albo che tengo in mano. Lo stringo più forte, mentre allungo il passo, e mi sorprendo della freddezza dalla copertina e della leggerezza vuota del volume nonostante i suoi tre centimetri di spessore.

Il tempo di una pagina voltata – no, che dico?! – il tempo di una vignetta e sono in cima alla diga a guardare la città nel suo anonimo splendore davanti a un mare piatto. Osservo sulla copertina il volto sorridente del dio dei morti, Anubi, e mi domando: cosa vorrà dirmi?

Simbolismi enigmatici e concreti misticismi in una realtà troppo “reale” mi accompagnano per tutto il tempo mentre seguo i passi di un protagonista che non fa nulla, se non dover sopportare il peso di un’esistenza fallita. Un inno alla depressione? Non penso. C’è di più dietro a queste iconografie in cui trovo tristezza solo in conseguenza del vuoto causato dall’assenza di felicità.

Ma quello che la matita di Angelini e le parole di Taddei hanno fatto non è un lavoro commerciale, disegnando l’ennesima declinazione alla depressione in una forma accattivante, e inutile, per acchiappare un adolescente troppo immedesimato, ma, al contrario, comunicano tutto ciò che devo evitare e, inevitabilmente, la via per la vita.
Ho forse letto qualcosa che non c’era, fra gli spazi bianchi di questa quadrettatura ad addominale, serrata ed ermetica, in un ritmo troppo veloce come lo è l’esistenza? Forse.
Forse, qualcun altro avrebbe intravisto in questo mondo bianco e nero – spesso confusi tra loro – la triste verità e la conseguente rassegnazione. Forse. Ma se così fosse il finale sarebbe stato… diverso.

Sospiro, alzo lo sguardo e sorrido. Se penso che per questa non-recensione ho dovuto fare uno strappo alle mie regole sacre: non farti imprestare i fumetti. C’è il rischio che siano belli.
Il sole serale mi esorta ad andare, accecandomi con raggi che non riflettono sul mare, e sono pronto per scendere.

Mi domando se ci sia una fumettoteca aperta a quest’ora.

– S.Leonte

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