Il cimitero degli amori perduti

McGuffin Comics, è un’etichetta di fumetto indipendente nata in Lombardia. I membri della collettivo, sostengono che la loro realtà editoriale, sia stata inventata come una scusa per fare fumetto, anche perché “McGuffin” è il nome che ha in gergo cinematografico un oggetto a caso, che spinge la trama ad andare avanti. Insomma, una scusa in sé e per sé. Che poi, tanto scusa non è.
Forse è più un bisogno, ma magari sono io.

Con alle spalle già un volume antologico, In Mass Media Res, prima prova nel mondo dell’auto-produzione, la McGuffin ci riprova, con un nuovo exploit, di sessantaquattro pagine, brossurato e in bianco e nero, al prezzo di 5 euro: Il cimitero degli amori perduti. Come suo “fratello maggiore” , anche questo volume ha una storia che fa da cornice, ma questa volta la cornice, è molto ma molto più succulenta, quasi più delle storie principali dell’albo.

Un plotone di creatori che si approccia al mondo McGuffin per la prima volta. E, paradossalmente, pur essendo un secondo volume, sembra un nuovo esordio per questo collettivo. Come mai?

Beh, perché il feeling che dà il fumetto, è un qualcosa di completamente diverso, fin dalle prime pagine, dove vediamo Orfeo, il nostro protagonista, in coma. O forse, sta solo sognando. Sognando di una storia d’amore, che ormai è solo un ricordo, ma non troppo lontano. Storia che ha un narratore (e che è scritta da Ferri e Boglioni), ma anche numerosi comprimari.

Questo perché nel cimitero degli amori perduti, dove il sentimento la cui mancanza non compensa il saper muover montagne va a morire, non ci sono solo lapidi di vecchie relazioni, ma anche alcuni personaggi storici, che hanno scritto o detto due o tre cose sull’amore.

E mentre Orfeo narra, e ci racconta la sua storia, non con qualche difficoltà, la McGuffin Comics apre uno spiraglio su alcune di queste storie, perdute.

Notte di Natale di Boglioni e Guarini, è la storia più lunga. Narra di una giovane donna, che si trova a dover vivere una vita difficile, alla ricerca di un amore che non le è mai stato dato, e divisa fra due relazioni, quella con un uomo e quella con la droga. Il numero di pagine maggiore, non riesce a dare a questa storia il mordente che vorrebbe avere.
L’apparato grafico, schietto e pulito, dà un’idea perfetta di un sogno andato a morire, ma purtroppo, la storia in sé, per quanto tratti di temi audaci e profondi, non riesce a trasmettere perfettamente il suo messaggio tragico. O almeno, ci riesce, ma in un modo estremamente telegrafato, con un finale prevedibile, che lascia perdere non solo l’amore come c’era stato promesso nel titolo, ma anche il ritmo della storia. L’inserimento di numerosi elementi di trama rende il tutto pesante, e non toccante, ed è un peccato, perché, se la storia fosse stata un pelo più corta, forse avrebbe colpito di più nel segno.

Viaggiatori di Ferri e Signorini è una delle storie che piacciono a me. Quelle col colpo di coda finale. E porca vacca se il colpo di coda finale è forte. Perché è semplice, senza fronzoli. Ma estremamente, estremamente, vicino a chiunque. Questo, è scrivere una storia. Non inventare nulla, ma mettere parte di noi in quello che scriviamo. Sarebbe facilmente la storia più bella dell’albo, se non fosse per la narrazione per didascalie, che risulta spesso e volentieri un pelo accondiscendente.
Signorini dimostra una grande padronanza del ritmo della tavola, e soprattutto delle transizioni da una scena all’altra, che, credetemi, non sono di sicuro qualcosa di semplice.

Freak di Taboni ed Esposto, è la storia breve migliore dell’albo. Leggera e pesante, pesante e toccante, un ossimoro fatto storia, che peraltro è una storia di donne scritta e disegnata da donne. E mannaggia la miseria se questo mi manda in brodo di giuggiole. Ma, rappresentazione a parte, il team creativo è sul pezzo, ed è sul pezzo con una prepotenza rara. Una storia di due donne, dove una delle due è un qualcosa di completamente fuori dall’ordinario. Ma forse, se ci pensiamo un po’, non stiamo parlando di quella più bizzarra. Esposto ha un tratto morbidissimo, che si presta perfettamente con le figure umane, e non sfigurerebbe su qualsiasi testata nostrana. La ragazza ha talento, e si vede. Certo, la storia ha un numero di sfondi molto basso, ma se questi sono i problemi, io ci metto la firma.

E poi, come un fulmine a ciel sereno, anche la storia di Orfeo finisce. E finisce, in modo magistrale.

La cornice in sé è parecchio citazionistica, e in alcuni momenti più o meno riuscita, ma quasi tutto le si perdona, per quelle ultime tavole, che chiudono il cerchio, su quello che è, o non è, il cimitero degli amori perduti. Il colpo di scena più bello dell’anno, se chiedete a me. E credo lo stiate facendo visto che state leggendo questo articolo, e non uno di taglio e cucito. Che peraltro, sono anche belli, ma non sta lì il discorso.

Per fare un paragone musicale, Il cimitero degli amori perduti, è un fumetto prog-rock. Prog rock perché la vera forza dell’albo non sta tanto nelle sue storie, quanto nella loro progressione, nel viaggio parallelo di Orfeo, e dei protagonisti delle tre storie, storie sensibili, ed estremamente umane.

Se In Mass Media Res sembrava un urlo contro il mondo che ci schiaccia, la furia primigena che dà vita alle rivoluzioni, Il cimitero degli amori perduti, è la lotta inutile contro quella forza della natura chiamata amore. Quel concentrato di emozioni, che possiamo solo esorcizzare, gettandolo fuori da ogni poro del nostro corpo, sperando di evitare di esplodere.

Gli autori ci prendono per mano, e provano a fare il lavoro dello scrittore, e del disegnatore. Quello di raccontare una storia, che viene da dentro, ma di renderla apprezzabile anche da fuori. In questo caso, la profonda diversità fra una storia e l’altra è un pregio pazzesco, che si sposa perfettamente con il tema dell’albo, che risulta così non un’antologia, ma un qualcosa di più completo, e pulsante.
Come un cuore, anche spezzato.

A livello puramente qualitativo, purtroppo però il volume risulta un pelo altalenante. Se il finale convince, e convince alla stragrande, le sequenze di Orfeo alle presi con “i maestri dell’amore” sembrano più una strizzatina d’occhio che parte della trama, invece che spingere la storia in avanti, le danno una brusca fermata come a dire “Ehi, guarda, siamo sofisticati”. E il volume non ne ha bisogno. Più si prova a rendere un qualcosa profondo, e memorabile, e più si perde di vista quella buona scusa per fare fumetti. E cioè, scrivere, disegnare, raccontare. Se mi distraggo mentre leggo, le opzioni sono due. O mi ha interrotto qualcosa di importante, ma io scrivo di fumetti non sono certo un tipo impegnato, oppure la tua storia non mi ha preso al cento per cento.

Purtroppo, Il cimitero degli amori perduti, si prefigge di essere una lettura scorrevole, e collegata, ma, forse risulta più solida se vista come un qualcosa di separato. È bizzarro, è una completa contraddizione con quello che ho detto prima, ma il fumetto, non è una scienza. Non può esserlo. E a volte, anche le cose più strane, possono succedere in un fumetto. Anche che qualcosa sia un pregio E un difetto.

Da ammirare, oltre alla tecnica che comunque resta di buon livello, c’è il coraggio della McGuffin Comics di provare a lanciarsi in un genere di fumetto fra i più complessi di sempre.  Il cimitero degli amori perduti zoppica sotto alcuni aspetti, e in altri invece ti colpisce con un calcio delle gru diretto alla tempia. Ma, nel complesso, è un buon fumetto. Un fumetto, il cui ricordo resterà nel vostro cuore. Come quel bacio, gentile, dato vicino a quel ponte, con quella persona. I dettagli sfumano. La pesantezza della vita si accumula. Ma, la sensazione, resta. Sulle vostre labbra. Nella vostra mente.
E ci resterà a lungo.

– Giovanni Campodonico

 

Credits:
Alla stesura di questo albo hanno collaborato Laura Mondelli (Copertina e Credits), Nicolò Belandi, Massimiliano Talamazzi, Elisa Mereu, Valerio Pastore, Martina Bonanni (Disegni della storia di cornice), Mattia Boglioni, Roberta Taboni, Mattia Ferri (Testi), Anna Esposto, Silvia Signorini, Simone Guarini (disegni delle storie centrali), Sara Pavan e Laura Micieli (illustrazioni finali).

Una risposta a "Il cimitero degli amori perduti"

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  1. Bella recensione, Bellissima… Mi ha fatto venire voglia di acquistarlo… come Posso fare? dubito di trovarlo in Edicola… Fumetteria?

    Questo genere di articoli mi fa sperare che ancora esistano esseri umani, grazie tante.

    "Mi piace"

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