Dick and Cok e la parodia a tutti i costi

Vi è mai capitato di uscire con una ragazza che vi piaceva davvero molto? E per qualche strana ragione, dalla vostra bocca sono cominciate a sgorgare un fiume di banalità e freddure imbarazzanti. Nel momento stesso in cui le stavate dicendo sapevate che avreste fatto meglio a tenere la bocca chiusa, ma per qualche motivo non potevate fare a meno di sputar fuori l’ennesima cazzata.
Ecco, alcuni autori dovrebbero ricordarsi di quei momenti d’imbarazzo anche quando sono all’opera sulle tavole della loro ultima fatica.

Non sto dicendo che i lavori di Dick e Cok siano come il senso di imbarazzo e inadeguatezza che si prova stando davanti alla ragazza dei propri sogni ed esordendo con: “Io una volta ho vomitato!”; anzi, ammetto che alcuni presupposti sui quali si fondano le loro storie sono molto più che ben congegnati, ma è come se poi si accontentassero di realizzare buoni presupposti, riducendo il resto dei loro lavori ad un’ammasso di battute grevi e freddure telefonatissime.

Il rischio è quello di cadere nel fumettino; quello che disegnavamo tra i banchi di scuola quando non avevamo voglia di seguire la lezione di matematica, più adatto a far ridere i nostri amici, che a essere pubblicato.

È vero che bisogna dare al pubblico quello che vuole, se riusciamo a guadagnarci il plauso dei lettori con il minimo sforzo, allora forse non c’è motivo di impegnarsi più del necessario; ma disegnare significa comunicare. Un fumetto, anche una semplice illustrazione, manda un messaggio. Un disegnatore dovrebbe chiedersi quale messaggio vuole mandare col suo lavoro e a opera compiuta capire se si è riusciti a mandarlo oppure no. Se non ci si è riusciti, se il risultato finale è mediocre, bisogna avere il coraggio di ammetterlo, riprendere in mano le matite e se è il caso, ripartire da zero.
Ci vuole coraggio, ma soprattutto ci vuole carattere per prendere una decisione simile, come ci vuole coraggio e carattere per fare questo lavoro, non possiamo pensare di metterci in mostra, salire su di un piedistallo e urlare “Adesso guardate me! Adesso ascoltate me!” senza porci delle domande o senza prenderci la responsabilità di mettere su carta qualcosa che valga davvero la pena di essere letto.

Zio Ben diceva: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
Bene, io sono fermamente convinto che avere la capacità di creare un’immagine sia davvero un grande potere, ma possedendolo ci carichiamo sulle spalle la responsabilità di (passatemi il francesismo) non essere comunicatori di merda. Abbiamo la responsabilità di dare il meglio, non dare il leggite questo perché sta settimana nun ce ne avevo testa. Se non ne avevi voglia allora avresti fatto meglio a farti un cinque contro uno su Pornhub, ti avrebbe dato molta più soddisfazione.

Dick, Cok… se l’intento è quello di essere grevi e terra terra, allora spingiamo un po sul
pedale del gas e diamo prova di essere davvero disposti a far ridere. Sul serio cerchiamo ancora di farlo sfruttando le assonanze?
Siamo sicuri che ci fosse bisogno dell’ennesima parodia del Signore degli anelli?
Siamo sicuri che basti saper tenere in mano una matita, o utilizzare photoshop per
fregiarsi dell’appellativo di fumettista?
Per quanto mi riguarda, la risposta a tutte queste domande è: non credo proprio.

– Incursore Calvo

2 risposte a "Dick and Cok e la parodia a tutti i costi"

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