Editoriale #4 * Ritorno All’Ovile

Abbasso la leva. La freccia gira. Si ferma.
“La mucca fa… muuuu”
Abbasso la leva. La freccia gira. Si ferma.
“Il cane fa… bau bau”
Abbasso la leva. La freccia gira. Si ferma.
“La pecora fa…

È già settembre?! Ma sembra ieri che l’estate è cominciata. Non ne ho voglia di tornare a lavorare!
Questa è il tipico verso della pecora che insegnano all’asilo (se poi sono io a pronunciarla ci aggiungo pure: “Ma se non sono nemmeno andato in vacanza!”). Sì, perché già all’asilo cominciano a insegnarti che da grande il tuo posto è quello fra quattro mura che saranno il tuo recinto personale. Chi non ha presente la tipica scena in cui la tipica maestra chiede ai tipici bambini, cosa volete fare da grandi?, e loro balbettano le loro tipiche risposte:
L’assessore comunale,
Il social media manager,
La casalinga frustrata.

Ahhhhh! Crescono così in fretta.
E tutto questo ci porta immancabilmente a oggi, quando quei bambini diventano adulti e passano undici mesi all’anno a pensare quando andranno in vacanza e quello restante a quando torneranno a lavoro.
C’è quasi del poetico in questo. Cos’è l’estate se non una metafora di vita? Si nasce per morire, si lavora per andare a poter prendere il primo aereo che voli il più lontano possibile da questa società opprimente e frenetica con l’illusione di allontanarsi dai propri problemi e che questa volta quel boomerang con le ali di metallo non torni indietro, perché forse questa volta, dai, forse solo per questa volta, il boomerang non sente l’irrefrenabile desiderio di ritornare, ma viaggi, là, lontano, dove la borghesia non può raggiungerti, là, dove non siamo più impiegati infermieri o cassieri, ma solo persone con la speranza di una serenità radiosa che ci avvolge che ci abbraccia che, no, ecco, si è voltato, torna indietro, non posso farci nulla, devo tornare, per il lavoro, i parenti, le mie cose, e quindi eccoti che scendi, piano piano, atterri, disfi le valige, timbri il cartellino e che cosa, cos’altro? Belare.

Ma, amici miei, non vediamola così nera.
Alla fine questo incessante ricominciare può essere la possibilità di un nuovo inizio. Un Capodanno tutto personale per rivedere le tue aspettative, i tuoi bisogni e i tuoi desideri. Dire, sì, quest’anno cambio le cose, quest’anno andrò avanti e farò vedere a tutti che valgo qualcosa, che non sono solo un numero su un cartellino.
Non importa se, come per ogni altro anno, tu non riesca nemmeno a cambiare quello che prendi con i buoni pasto. L’importante è avere la convinzione di poterlo fare.
Perché alla fine, pecore, si sceglie..
Non si diventa.

“L’impiegato fa… beeeeee”
“Il docente universitario fa… iiioooo iiioooo”
“Il politico fa… oink oink”

– Sbozzaleonte

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