Editoriale #3 * Tormentone

Ti ricordi di quella canzone con quel ritornello banale, ma così insistente, prepotente, e ripetitivo che ti rimane in testa fino alla fine dei giorni; di quelli che ti svegli una mattina, anni dopo, e ce l’hai piantato ne cranio, quando pensavi di essertela dimenticata e invece è lì, rimasta sepolta sotto una coltre di canzoni d’autore, ma che puntualmente spunta fuori rovinandoti ventiquattrore invernali. Ti ricordi?
Certo!
Stiamo parlando, pressappoco, di tutti tormentoni estivi da qui all’infinitooooo!

Cominciamo col dire che prima lo metabolizziamo e meglio è.
Gli antichi romani andavano alle terme, i giapponesi del Confucianesimo giocavano a sudoku e noi abbiamo i tormentoni estivi.
Cerchiamo dunque di capire che non si tratta più di un semplice macinato di coglioni (perdonatemi il termine ‘macinato’), ma più di uno stile di vita che ci rispecchia e ci abbraccia con questo manto dorato fatto di sole, mare e tamarraggine.

Diamo spessore a questo piacevole periodo storico dicendo che, come ogni altro dono del cielo, il tormentone ha delle radici, una storia, un passato.
Ne veniamo da successi come Barbie Girl o ‘Move your body’ (ve lo linko soprattutto per chi non ha vissuto gli splendidi ‘90 e può solo ripetersi il mantra: che ne sappiamo noi 2000?. Il piacere di tre parole ripetute per la durata di una canzone). E arriviamo ai giorni nostri, dove oramai, grazie al web, l’internazionalità è dietro l’angolo e ci regala delizie in coppetta ai gusti paella e torero. Parlo ovviamente di tutti i regali, non richiesti, che i nostri cugini spagnoli ci mandano in anticipo per festeggiare un ferragosto animato, seguendo i consigli di Nonna Macarena: un testo squallido e tanta simpatia!

Ma quindi torniamo col dire, e finalmente a concludere, che il tormento(ne) è uno stile di vita. Una scelta ben precisa di come vivere per un’intera stagione; decidere che basta, è tutto l’anno che studio/lavoro e ora non ne voglio sapere di guerre, crisi, carestie, bullismo, terrorismo, omicidi, feminicidi o genocidi che sia. La vita è una e io me la voglio ballare tutta. Non importa se l’ignorarli non li ferma se non nella mia mente. Non importa se non è scritto da nessuna parte che spiaggia-uguale-menefreghismo. Io ho voglia di ballare solo ritornelli,  di divertirmi con i miei amici. Così solo posso sentirmi libero di muovere il corpo.
Muovere il corpo.
Muovere il corpo.
Muovere il corpo.

 – Sbozzaleonte

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