Editoriale #2 * È già domani

Sarà per i social. Sarà per i fast food. Sarà perché ho dimenticato di mettere l’orologio un’ora indietro. Sarà perché sono lento… ma è già domani.

Io sono del ‘91, forse gli ultimi anni in cui l’oggi era davvero oggi, ma poco prima che le tecnologie ti facessero vedere che nel domani ci sono più potenzialità di oggi. In questi anni forse è stato tutto scagliato in avanti dando un effetto da film anni ‘80. Tipo c’hai presente Jumanji quando il bambino viene risucchiato dentro al gioco? Ecco, così! Con mezza faccia tirata a chiedere: “Che ore sooooooonoooooooo?”

Siamo stati i primi a vivere con la fretta di dover avere l’ultimo giocattolo in ambito telefonico. L’ultima scheda video da urlo che ti faceva vedere gli alberi più lontani e andare dal tuo amico per vantarti dicendo che sai, quello laggiù è un pioppo. Lo riconosco dalla forma a cuore tipica della foglia.
E passa un anno e un nuovo cellulare esce. E allora prendi, rottama, vai e compra il nuovo telefonino che fa anche Cheeees per te prima di una foto. Ma noi nativi digitali delle prime generazioni questo non lo riusciamo a fare bene. Di solito finisce che prendi, rottama, vai e compra il nuovo telefonino che però, hei aspetta!, questo è un modello vecchio!

Ma al di là del nostro (mio) essere incapaci di stare al passo, è inevitabile che una domanda sorga: ma poi è così un male dover correre?
La risposta è sì, lo sappiamo tutti, non illudiamoci. Però è anche vero che non tutto può essere estremamente negativo. Avrà i suoi vantaggi tutta questa frenesia, tutto questo correre a destra e a manca, con una meta, con più mete, senza mete a cui arrivare prima degli altri. Ma dove stai andando?! Non lo so, ma devo arrivarci assolutamente per primo! Deve esserci un pro da qualche parte. Almeno uno. Uno soltanto. Uno che si faccia valere!

Non me ne viene in mente uno.

Ma noi del ‘91 siamo così. Un po’ malinconici del passato di un tempo, ma anche entusiasti del futuro di domani. Il problema è che non siamo al passo con i tempi. Non diamo tempo al tempo, senza mai temporeggiare. E se vogliamo guardarci alle spalle per sapere cosa c’era un tempo, non facciamo in tempo a voltarci che vediamo la nostra nuca, intenta a guardare cosa c’era un tempo, perdendoci il presente, che non esiste perché – ovviamente – è già domani.

Sbozzaleonte

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